Arancia Meccanica – Anthony Burgess

Arancia Meccanica, il cui titolo originale è A Clockwork Orange, è un libro di Anthony Burgess del 1962, reso famoso dall’omonimo film del 1971 del regista Stanley Kubrick che, anche grazie alle polemiche suscitate e all’intervento in molti paesi della censura a causa delle scene di violenza, è diventato in breve il film cult per un’intera generazione e l’opera simbolo della ribellione verso il sistema. Nonostante Burgess abbia rifiutato l’interpretazione di Kubrick, il romanzo Arancia meccanica, così come il film, tratta della violenza e della manipolazione degli individui da parte del sistema politico-economico.

L’autore Anthony Burgess nasce a Manchester, in Inghilterra, nel 1917. Dopo la Seconda Guerra Mondiale lavora come educatore in Malesia e in Brunei.

Riguardo alla scelta del titolo, lo stesso Burgess spiegò che esso si riferiva al fatto che l’uomo in balia della società, che non può scegliere da sé il proprio destino e la propria morale, altro non è che un’arancia meccanica, ovvero un essere inanimato che aspetta solo di essere innescato da qualcuno o qualcos’altro per agire nel bene o nel male. Inoltre il titolo Arancia Meccanica riunisce altre suggestioni, come ad esempio quella della frase dialettale londinese “As queer as a clockwork orange”, che indicava una persona o una cosa molto strana. Infine lo stesso Burgess segnalò che in malese “orang” significa uomo o persona.

Tutta la storia è narrata dal punto di vista di Alex, il protagonista della storia, un quindicenne incline alla violenza, che insieme alla sua gang, i “Drughi“, della quale si erige a leader, compiono scorribande e azioni violente, fino a quando accade un episodio che dà una svolta radicale alla vita di Alex e dei suoi amici: durante un tentativo di rapinare una signora, questa ne rimane vittima: Alex viene colto in flagrante e sbattuto in carcere.
Desideroso di tornare in libertà, senza per questo imboccare la retta via e di divertirsi ancora con i suoi amici, il ragazzo tenta di arruffianarsi il prete del carcere in modo da trovare una soluzione per tornare a piede libero. È così che decide di sottoporsi come cavia alla “tecnica Ludovico”, un trattamento di condizionamento psicologico che consiste nel sottoporre il soggetto prescelto ad una continua visione di scene violente capaci, per via dell’effetto di alcuni particolari farmaci, di provocare un malessere fisico e un forte senso di nausea.
Quindi esce di prigione, ma una volta fuori non riesce a vivere pienamente la sua libertà e il suo desiderio di riprendere la sua vita di sempre, dato che i farmaci gli impediscono di avere la soddisfazione che sentiva quando compiva azioni violente, in più i suoi amici sono entrati a far parte della polizia.
Quello che si prospetta agli occhi di Alex è un mondo malato, fatto di corruzione e di loschi sotterfugi. Il ragazzo è costretto a comportarsi in maniera generosa e gentile, ma non è ciò che vuole. Si sente legato, non libero, marionetta nelle mani di altri individui: «E io? E a me non chiedete nulla? Sono forse una specie di bestia o un cane? Devo forse essere soltanto un’arancia meccanica?», si domanda nel momento di maggiore enfasi di tutto il libro.

Di sicuro un romanzo molto crudo, in quanto la storia di Alex e soci arriva in maniera molto diretta al lettore, in quanto può essere catalogato come romanzo distopico, ovvero dove viene evidenziata la parte estremamente negativa del mondo che ci circonda, dove il male della società porta a conseguenze estreme. Un altro esempio di romanzo distopico è 1984, di George Orwell: in entrambi i casi, protagonisti delle vicende sono persone che perdono la loro individualità, sopraffatti da un potere esterno contro il quale poco o niente si può fare.