Open call GFI #10 – Iscriviti al Premio Luigi Ghirri 2023!

Sei una fotografa o un fotografo under 35?Se sei di nazionalità italiana, anche residente all’estero, oppure straniera ma con residenza in Italia, hai tempo fino al 6 gennaio 2023 per partecipare al bando, inviando un progetto in linea con il tema APPARTENENZA.Una giuria internazionale selezionerà 7 progetti che vinceranno un premio in denaro e saranno esposti in una mostra collettiva, a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi,  nel programma di Fotografia Europea 2023 (28 aprile – 11 giugno 2023).Durante le giornate inaugurali del festival i progetti finalisti concorreranno inoltre per l’assegnazione di altri importanti riconoscimenti:>> Premio Luigi Ghirri del valore di 4.000 euro
Chi vincerà il premio avrà anche l’opportunità di esporre una versione più ampia e completa del proprio progetto in una mostra personale in Triennale Milano nell’inverno 2024.>> Nuove traiettorie. GFI a Stoccolma
GFI inaugura una partnership con l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma con la nascita della menzione “Nuove traiettorie”, che verrà assegnata dalla giuria del Premio Luigi Ghirri a uno dei finalisti in accordo con il Direttore dell’Istituto. Il premio consisterà in una residenza presso l’Istituto, che in seguito condurrà alla produzione di una mostra originale.Per info
www.gfi.comune.re.it
gfi@comune.re.it

Consulta il bando

La giuria di selezione

Julia BunnemannJulia Bunnemann è curatrice della piattaforma internazionale Photoworks di Brighton. Ha fatto parte del team curatoriale della 7a Triennale di fotografia di Amburgo. Dopo aver conseguito un Master in storia dell’arte al Courtauld Institute of Art di Londra ha lavorato nell’ambito delle politiche culturali e in diverse gallerie.È stata assitente curatrice per Haus der Photographie in the Deichtorhallen ad Amburgo e ha lavorato con artisti come Viviane Sassen, Ken Schles e Sarah Moon.

Ilaria CampioliIlaria Campioli è curatrice della sezione di fotografia di Palazzo dei Musei a Reggio Emilia. Ha lavorato per il Louvre, la Collezione Maramotti e il festival Fotografia Europea per cui ha curato diversi progetti, alcuni dei quali dedicati ai libri fotografici. Ha collaborato con Joan Fontcuberta, Erik Kessels e Sarah Moon seguendone in particolare la produzione editoriale. Dal 2018 è curatrice di Giovane Fotografia Italiana. Ha curato diverse mostre tematiche dedicate all’opera di Luigi Ghirri.

Krzysztof Candrowicz
Krzysztof Candrowicz è cofondatore membro della Foundation of Visual Education e del Fotofestiwal di Lodz in Polonia, nel 2013 è direttore artistico della Triennial of Photography di Amburgo e dal 2018 è curatore per CICLO Biennial a Porto. Lavora a livello internazionale come curatore e professore ospite in musei, scuole, festival e come giurato in diversi progetti e premi, tra i quali i Rencontres d’Arles, Deutsche Börse Photography Prize, Hasselblad Award, Robert Capa Award e molti altri.

Daniele De LuigiDaniele De Luigi è curatore di Fondazione Modena Arti Visive, dove si occupa di arte e fotografia contemporanea e ha curato mostre personali (tra cui Luigi Ghirri, Candice Breitz, Jordi Colomer, Willie Doherty, Quayola) e collettive. È curatore del progetto Giovane Fotografia Italiana dal 2012. È docente di Pratiche di allestimento e scrittura presso la scuola di fotografia Fondazione Studio Marangoni di Firenze.

Laia Casanova ManonellesDal 2010 al 2015 è stata responsabile della rivitalizzazione commerciale del Mercato Audiovisivo della Catalogna, coordinatrice dei premi ID-MAC a sostegno di progetti innovativi nel campo audiovisivo e di OPEN MAC 2015. Dal 2010 al 2021 ha coordinato il settore delle arti visive e dell’immagine alla Roca Umbert Fàbrica de les Arts. Attualmente coordina Xarxaprod, una rete di centri di creazione e produzione in Catalogna, con il co-direttore del Panoràmic Festival, un festival di cinema, fotografia e altro ancora.

Il tema della call: Appartenenza

La cultura visiva e l’immagine fotografica possono farci reimmaginare il concetto di identità e aprire la prospettiva a nuovi modi di intendere l’appartenenza?”Il senso di appartenenza è un bisogno fondamentale dell’essere umano in quanto “animale sociale”, secondo la celebre definizione di Aristotele: si tratta di un istinto connaturato, il cui contrario sarebbe l’assenza di qualunque tipo di legame. Tuttavia, molti fenomeni nel corso dell’ultima generazione (dalla rivoluzione digitale e delle telecomunicazioni alle migrazioni, fino ai progressi della scienza) hanno messo in discussione le strutture sociali e relazionali a cui eravamo abituati. Oggi è più che mai evidente la tensione tra diversi modi di intendere l’appartenenza: da una parte l’inclusione in una comunità dall’identità già definita, che a seconda dei contesti può essere forma di oppressione o di resistenza; dall’altra una spinta libertaria ad aderire a nuove forme di collettività sulla base di scelte valoriali: dalle microcomunità come nucleo di possibili “utopie realizzabili”, alla costruzione di aree culturali più vaste – come la stessa Europa -, fino a nuovi concetti globali come l’appartenenza di specie teorizzata da Martha Nussbaum o quella olistica alla Natura; senza contare le relazioni di appartenenza che investono la sfera più intima.La fotografia e la cultura visiva hanno contribuito in maniera significativa, giocando tuttora un ruolo importante, a formare le nostre idee di identità e di appartenenza, a definire chi è dentro e chi resta fuori. Lo scrittore indiano Amitav Ghosh da anni è impegnato a suggerire un cambio di paradigma, mettendo al centro delle proprie narrazioni tutto ciò che normalmente è lasciato fuori, tessendo storie che partono dal punto di vista della natura – le spezie, le piante, gli animali, i vulcani – e dei suoi profondi conoscitori, come gli sciamani, per ricordarci che è solo attraverso una contro narrazione che è possibile ritrovare un equilibrio tra le parti.La cultura visiva può allora farci reimmaginare il concetto di identità? Mostrarci cosa succede nello spazio sottile tra l’appartenere e l’avere accesso, e in quello ampio e instabile tra determinismo sociale e libertà individuale? L’aggregazione di diverse tipologie di immagini – scattate con dispositivi tradizionali, generate dagli utenti o dalle macchine e poi eventualmente condivise sui social network – che caratterizza la contemporaneità può essere in grado di generare un cambio nella visione, scardinando la narrazione ufficiale, aprendo la prospettiva verso nuovi modi di intendere l’appartenenza ad un sistema più vasto e complesso?”(Ilaria Campioli, Daniele De Luigi)

I vincitori delle scorse edizioni

Giulia Parlato DiachroniclesGiulia Parlato è la vincitrice del Premio Luigi Ghirri 2022!
La giuria del premio – composta da da Tim Clark, Adele Ghirri, Elisa Medde, Cristiano Raimondi e Carlo Sala – l’ha decretata vincitrice “per aver costruito un progetto di ricerca che mette in discussione e si interroga sul ruolo della fotografia e del museo nella ricostruzione storica, e il nostro ruolo e responsabilità nell’attribuire significati e gradi di aderenza con il reale.”

Vaste Programme The Long Way Home of Ivan Putnik, Truck DriverIl collettivo Vaste Programme ha vinto la terza edizione del Premio GFI. “Per aver realizzato un lavoro in bilico tra realtà e finzione, dove il display espositivo coinvolge lo spettatore in una narrazione apparentemente ludica, ma che sa evocare una serie di questioni sociali e geopolitiche che invitano il fruitore ad avere una relazione attiva con l’opera per innescare un processo di scoperta continua.”
In giuria Diane Dufour, Arianna Rinaldo e Carlo Sala.

Iacopo Pasqui NIacopo Pasqui è stato il vincitore del Premio GFI 2019.
La giuria del premio – composta da Walter Guadagnini, Chiara Fabro e Carlo Sala l’ha premiato “Per aver indagato la condizione esistenziale della vita nella provincia italiana attraverso una pluralità di media espressivi dove il dispositivo utilizzato riesce a rendere il conflitto tra il singolo e il corpo sociale in un clima di omologazione e isolamento.”

Marina Caneve Are They Rocks or Clouds?Marina Caneve si è aggiudicata la prima edizione del Premio GFI 2018. La commissione che ha selezionato la vincitrice – composta da Walter Guadagnini, Federica Chiocchetti e Stefania Scarpini, le ha riconosciuto “la capacità di interpretare senza retorica il tema proposto, realizzando un’opera che è al contempo studio del paesaggio, ricerca antropologica e indagine geologica.”

gfi.comune.re.it

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