Da grande farò…l’ISTRUTTORE DI SCUOLA GUIDA

Come diventare istruttore di scuola guida?

Per diventare istruttore di scuola guida occorre frequentare un corso di formazione iniziale e sostenere il relativo esame di abilitazione. Dopo aver conseguito l'abilitazione, l'istruttore di autoscuola è tenuto a frequentare un corso di formazione periodica della durata di otto ore da ripetere ogni due anni.

L’istruttore di autoscuola è quella figura professionale che all'interno dell'autoscuola si occupa di preparare gli allievi che intendono conseguire una patente di guida o un’abilitazione professionale, dando lezioni pratiche fino al raggiungimento del livello di abilità necessario: Agisce in modo da far sviluppare agli allievi i necessari automatismi di guida e la capacità di padroneggiare il veicolo, in sicurezza per sé stessi e per gli altri utenti della strada.

Quanti anni deve avere un istruttore di guida? 21 anni

La formazione

Per diventare istruttore di scuola guida occorre frequentare un corso di formazione iniziale e sostenere il relativo esame di abilitazione.
Dopo aver conseguito l’abilitazione, l’istruttore di autoscuola è tenuto a frequentare un corso di formazione periodica della durata di otto ore da ripetere ogni due anni.
I soggetti non in regola con la formazione non possono essere inseriti nell’organico dell’autoscuola.
La legge punisce l’esercizio abusivo dell’attività professionale di istruzione e formazione dei conducenti.

Riconoscimento qualifiche professionali estere

I cittadini degli Stati Membri dell'Unione Europa, dei Paesi dello Spazio Economico Europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e della Svizzera, in possesso di una qualifica professionale conseguita all'estero e che intendono svolgere un'attività lavorativa in Italia, trovano in questa sezione le informazioni, i moduli e i riferimenti normativi necessari per il riconoscimento delle qualifiche necessarie per esercitare le professioni.
Il riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite all'estero è disciplinato ai sensi del decreto legislativo del 9 novembre 2007 n. 206 di recepimento della Direttiva 2005/36/CE, modificata dalla direttiva 2013/55/UE.
Il predetto decreto legislativo, come modificato daldecreto legislativo n. 15 del 28 gennaio 2016, individua all'articolo 5 comma l-quater, quale Autorità competente, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (ora Ministero delle infrastruttute s della mobilità sostenibile ) per le professioni di insegnante e istruttore di autoscuola.

Inoltre, per il riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite in UK, si applicano i principi esposti nelle linee guida operative diffuse dalla Commissione europea a seguito della Brexit.

Normativa

La disciplina relativa all'attività in parola è regolata da:
Art. 123 Decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modifiche ed integrazioni, recante “Nuovo Codice della Strada”

Artt. 335 e 336 del Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, e successive modifiche ed integrazioni, recante “Regolamento di esecuzione ed attuazione del Nuovo Codice della Strada”

Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti 26 gennaio 2011, n. 17, “Regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione e procedure per l'abilitazione di insegnanti ed istruttori di autoscuola”

Decreto del Ministro dei Trasporti e della Navigazione 17 maggio 1995, n. 317, e successive modifiche ed integrazioni, “Regolamento recante la disciplina dell'attività delle autoscuole”

Riconoscimento della qualifica/abilitazione professionale

Per ottenere il riconoscimento del titolo o formazione professionale di istruttore di autoscuola conseguito nell' U.E., Area SEE, Svizzera ai fini dell'esercizio in Italia della corrispondente attività, l'interessato deve presentare domanda in bollo al Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti corredata di apposita documentazione indicata nella modulistica.

Qualora la documentazione non è completa l'ufficio richiede l'integrazione dei documenti mancanti.

Al termine dell'istruttoria può essere emesso:

  • un decreto di riconoscimento;
  • un riconoscimento subordinato al superamento di una misura compensativa;
  • un provvedimento di diniego.

Chi può richiederlo

  • Cittadini degli Stati membri dell'Unione Europea, Cittadini di un Paese dell' Area SEE (Norvegia, Irlanda, Liechtenstein), Cittadini della Confederazione Svizzera.

Cosa serve per richiederlo

  • Il modulo di domanda di riconoscimento del titolo o della formazione professionale di istruttore di autoscuola (allegato 1) e la documentazione richiesta (allegato 2)

Moduli e documentazione

  • Domanda per il riconoscimento del titolo o della formazione professionale di istruttore di autoscuola redatta sul modulo di cui all'allegato 1;
  • Documentazione da produrre nell'allegato 2;

Autorità Competente a cui presentare la richiesta:

Invio di email o PEC (a seconda dell’indirizzo a cui si invia):

Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili

Direzione Generale della Motorizzazione, per i servizi ai cittadini e alle imprese in materia di trasporti e navigazione
Email certificate:dg.mot@pec.mit.gov.it (la Pec non riceve messaggi di posta ordinaria ma solo certificata)
Email: dgmot.segr@mit.gov.it
Telefono: 06/4412.8539 - 8596
Indirizzo: Via Giuseppe Caraci, 36, Roma 00157 (RM)

Da grande farò… PILOTA D’AEREO

COME DIVENTARE PILOTA D’AREO? Lavorare come pilota d’aereo continua ad essere il sogno di molti bambini e giovani adolescenti. Riuscire a fare carriera in questo settore potrebbe sembrare a molti difficile (o addirittura impossibile) ma, in realtà, con una buona dose di impegno e la giusta formazione niente è impossibile. Quella del pilota è una professione che comporta delle responsabilità e, in questo tale, per avere accesso alla stessa bisogna essere altamente preparati e qualificati. Vi sono diverse scuole in Italia e all’estero che permettono ai giovani in età di formazione di poter acquisire il brevetto di pilota.
Prima di poter pensare di iniziare a fare carriera in questo settore, ovviamente, bisogna partire dalle basi, ovvero da una buona formazione. Il primo brevetto che un aspirante pilota deve ottenere, propedeutico all’ottenimento delle licenze che poi danno accesso alla professione, è il brevetto per pilota privato, ovvero il certificato PPL(A), la licenza base per iniziare questo percorso.

LA FORMAZIONE. I brevetti da pilota e le licenze. I corsi che rilasciano il brevetto di pilota privato devono essere organizzati da scuole ed enti riconosciute o autorizzate dall’ENAC, ovvero l’Ente Nazione per l’Aviazione Civile (che è anche l’autorità italiana di regolamentazione tecnica, certificazione e vigilanza nel settore dell’aviazione civile sottoposta al controllo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti). Per essere ammessi ai corsi di formazione è necessario:
• aver portato a termine il percorso di studi obbligatorio, e quindi aver conseguito il diploma di scuola media superiore;
• superare i test di ammissione, che solitamente consistono nello svolgimento di prove vertenti su matematica, fisica e inglese.
La fase di ammissione serve per verificare le conoscenze di base del candidato e, se superati, daranno diritto di accesso al corso. La formazione precedente al rilascio del brevetto si divide in due fasi, ovvero: una parte teorica (in aula) e una pratica (che implica l’utilizzo di un simulatore di volo prima del volo vero e proprio).
Attenzione però che se si vuole lavorare come piloti, oggi, portare a termine questo corso non basta. Per poter lavorare a tutti gli effetti come pilota, infatti, bisogna ottenere il brevetto commerciale, il cosiddetto certificato CPL (Commercial Pilot Licence). Questa licenza, successiva all’ottenimento del certificato PPL(A), permetterà – a chi la ottiene – di:
• esercitare tutte le attività consentite al titolare di una licenza PPL(A);
• operare come pilota responsabile o copilota in operazioni diverse dal Trasporto Aereo Commerciale;
• operare come pilota responsabile in voli commerciali di trasporto aereo su qualsiasi velivolo certificato ed impiegabile per pilota singolo;
• operare come copilota nel Trasporto aereo commerciale.
Per essere ammessi ai corsi che rilasciano il certificato CPL bisogna essere in possesso di determinati requisiti e titoli come, per esempio, la licenza di pilota privato (ovvero il certificato PPLA), avere una buona conoscenza della lingua inglese e almeno un tot di ore di volo come pilota. La verifica di queste qualità e competenze avverrà tramite dei colloqui preliminari all’ammissione, finalizzati appunto alla conoscenza del candidato e alla determinazione delle sue capacità.
Conseguito il certificato CPL l’ultimo step da superare è quello dell’ottenimento della licenza ATPL, ovvero il brevetto che permette al pilota di effettuare voli di linea con passeggeri (e quindi di essere a capo di un equipaggio). Il brevetto ATPL è necessario per poter lavorare per tutte le compagnie aeree che effettuano voli di linea, di lunga tratta, nazionali, internazionali e intercontinentali.
Tutti questi corsi, e l’ottenimento stesso delle licenze, sono a pagamento e possono richiedere un investimento non indifferente di denaro. Il superamento di tutti gli esami, inoltre, non garantisce l’accesso alla posizione, perché sarà poi il neo-pilota a doversi rimboccare le maniche per trovare lavoro.
A chi sogna di fare questo mestiere, inoltre, potrebbe ritornare utile il conseguimento di altre certificazioni, come per esempio:
• l’abilitazione strumentale di volo (Abilitazione IR);
• l’abilitazione per gli aerei dotati di più motori.
È molto importante che un aspirante pilota continui a migliorarsi e formarsi per avere maggiori possibilità di impiego. Come accade in qualsiasi altro settore, anche in questo – ovviamente – un curriculum ricco e un profilo altamente qualificato sono in grado di garantire sempre maggiori possibilità di successo.

REQUISITI E COMPETENZE. Per poter lavorare come pilota è necessario possedere una serie di requisiti e competenze fondamentali per il ruolo. Prima di tutto, a livello di competenze professionali, un aspirante pilota deve studiare per perfezionare e acquisire tutte quelle conoscenze basilari per l’accesso ai corsi di rilascio dei brevetti. Una buona conoscenza dell’inglese (e/o di più lingue straniere), familiarità con i principi di matematica e fisica e una certa predisposizione all’apprendimento di materie tecnico – scientifiche. A queste qualità, poi, si aggiungono tutti quei requisiti personali come:
• idoneità psico – fisica;
• sangue freddo;
• capacità di leadership;
• abilità nel gestire situazioni di pericolo e di prendere decisioni sotto stress;
• flessibilità e disponibilità a lavorare su turni (compresi giorni festivi).
Un pilota sarà spesso chiamato a lavorare lontano da casa, affronterò viaggi di lunga tratta e sarà responsabile della sua vita e di quella dei suoi passeggeri. Non vi è preparazione teorica che tenga se non si è prima di tutto in grado di reggere queste responsabilità.

OPPORTUNITA’ DI LAVORO. Le compagnie che assumono piloti d’aereo sono diverse e, di fatto, sparse in tutto il mondo. Le opportunità di carriera, quindi, non mancano. Tanto per iniziare, dunque, una buona idea potrebbe essere quella di fare una lista di tutte le compagnie operanti nel settore (di linea e private), consultare i loro siti aziendali, prendere visione delle posizione aperte come pilota e inviare la propria candidatura. Ovviamente le compagnie hanno anche molte posizioni aperte per il lavoro assistenti di volo, hostess e steward (ben più abbordabile come occupazione). Un pilota può essere assunto come professionista junior o come senior. Da questo inquadramento, ovviamente, dipenderà anche la sua retribuzione mensile/annua. Il reddito di un pilota, inoltre, varierà anche in proporzione alle ore passate in volo (che altro non sono che le ore di lavoro), alle reperibilità, ai giorni festivi passati in servizio e agli anni di esperienza. In linea generale, comunque, lo stipendio di un pilota professionista si aggira intorno ai 20 mila euro annui per i profili junior (cioè alle prime esperienze) fino ad arrivare a 250/300 mila euro all’anno per i quanto riguarda i profili più esperti.
Solitamente ai piloti alle prime armi viene proposto un contratto (a tempo determinato) dalla durata di un anno, una sorta di periodo di prova dopo il quale la compagnia decide se tenere o meno il lavoratore al proprio servizio. Ad influenzare la decisione finale, ovvero la conferma o meno della posizione, possono entrare in gioco diversi fattori come le performance stesse del pilota o eventuali crisi aziendali. Si sente spesso, infatti, di compagnie costrette a dichiarare fallimento, che per far fronte alla crisi effettuano tagli sul personale, rivedono i contratti dei propri dipendenti e non rinnovano quelli dei nuovi assunti.
Supponiamo però che il neo pilota, dopo il periodo di prova, venga assunto da una compagnia aerea che non abbia problemi economici o finanziari. Il rinnovo del contratto, nella maggior parte dei casi, comporta anche un avanzamento di ruolo (e quindi un aumento dello stipendio). Adesso il pilota ha maggiore esperienza e, quindi, può pretendere un trattamento retributivo diverso e commisurato alle sue capacità. Lo stipendio iniziale di 2 mila euro mensili, quindi, aumenterà gradualmente, salendo a 4 mila dopo il periodo di addestramento. Col passare degli anni, inoltre, il pilota può essere promosso a Comandante. A questo punto il suo stipendio, come il suo inquadramento, aumenterà di livello. Un pilota comandante, in linea di massima, arriva a guadagnare fino a 8 mila euro al mese.

Da grande farò…IL RESTAURATORE

Ami l'arte e vorresti prenderti cura degli innumerevoli tesori del nostro paese?

Quello del restauratore di beni culturali potrebbe essere il lavoro perfetto per te!

Una professione antica, determinante per la salvaguardia, per la tutela del nostro patrimonio culturale, invidiato da tutto il mondo. E' al tempo stesso una professione affascinante per la sua capacità di dare nuova vita ad oggetti, libri, opere d’arte e tutto ciò che proviene dal passato e ha un elevato valore culturale.

Cosa fa il restauratore?

Il restauratore si occupa del recupero, del restauro e della conservazione di opere d'arte, oggetti ed utensili di valore. Lavorando in questo campo ti sarà richiesto di:

-Studiare e analizzare gli interventi da realizzare documentandoti e fotografando le opere, oltre a valutare le tecniche di intervento più adatte;
-Progettare i sopracitati interventi nel loro complesso;
-Coordinare in prima persona gli interventi di conservazione e restauro (ritoccare, ripulire, consolidare etc..).

Insomma, un lavoro che parte ben prima dell'intervento di restauro vero e proprio e per il quale sono richieste numerose competenze.

Quali sono le competenze e le capacità richieste?

Le competenze necessarie per svolgere questa professione sono tante e diversificate. Oltre a conoscere l’insieme delle tecniche e i materiali utilizzati in fase di restauro, non possono mancare conoscenze in:

-Storia dell’archeologia e dell’arte
-Chimica, fisica e biologia applicata al restauro
-Nuove tecnologie informatiche
-L’insieme di norme da rispettare

A queste competenze bisogna aggiungere alcune l’insieme delle soft skills le quali completano il profilo. In particolare, gli aspiranti restauratori e restauratrici è bene acquisiscano:

-capacità organizzative;

-problem solving;

-abilità manuali

Come diventare restauratore: il percorso formativo

Il percorso per lavorare come restauratore non è univoco e potrai scegliere tra due strade principali che ti porteranno ad acquisire le giuste conoscenze teoriche e le indispensabili competenze pratiche.

Esaminiamoli entrambi:

  • Il percorso universitario. Dopo il liceo (preferibilmente quello artistico, se sei ancora in tempo) potrai scegliere di iscriverti ad un corso di Laurea Triennale in Beni Culturali, che ti guiderà nell'apprendimento delle competenze utili per tutelare, conservare e valorizzare i beni culturali. In seguito, per completare il percorso è possibile iscriversi ad un corso di Laurea Magistrale in Conservazione dei Beni Architettonici ed Ambientali che ti permetterà di acquisire competenze di altissimo profilo molto apprezzate nel mondo del lavoro.
  • L'Accademia di Belle Arti. Iscriverti ad un'Accademia di Belle Arti ed in particolar modo all'indirizzo progettazione ed arti applicate di permetterà di toccare con mano il lavoro del restauratore. Cosa molto importante è che le Accademie sono oggi abilitate a rilasciare diplomi di Primo e Secondo livelli, equipollenti in tutto e per tutto alle Lauree Triennali e Magistrali.

Esistono inoltre in Italia importanti scuole di restauro riconosciute a livello internazionale:

Scuola per Artigiani Restauratori "Maria Luisa Rossi" - Torino
http://www.sermig.org/

Centro Conservazione Restauro La Venaria Reale - Venaria (To)
http://www.centrorestaurovenaria.it/it

Opificio delle Pietre Dure - Firenze
http://www.opificiodellepietredure.it/

Scuola per il Restauro del Mosaico - Ravenna
http://www.sisamravenna.it/ita/

Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro - Roma
http://www.icr.beniculturali.it/

Da grande farò…il LOGOPEDISTA

Cosa fa e quando?

Il logopedista è uno specialista sanitario che si occupa dell’identificazione e della cura dei disturbi relativi al linguaggio, alla comunicazione, alla pronuncia e alla deglutizione.

I problemi di cui si prende carico riguardano soprattutto i bambini che hanno difficoltà nel comunicare, alle quali spesse volte si affiancano difficoltà cognitive o disturbi dell’apprendimento.

Se non diagnosticati e curati per tempo, tali problemi possono accompagnare il paziente per tutta la vita.

Il termine logopedia deriva dalle parole greche “logos” (parola, discorso) e “paideia” (educazione).

Al logopedista spetta il compito di indicare le soluzioni migliori a seconda delle condizioni del paziente.

Uno dei motivi più comuni per i quali è necessario rivolgersi al logopedista è il trattamento dei disturbi del linguaggio nei bambini.

La maggior parte di questi problemi, infatti, si manifesta all’inizio dell’età scolare. In questo sarà di aiuto l’intervento del pediatra di fiducia, anche a domicilio.

Spesso, sono gli stessi insegnanti a consigliare ai genitori un consulto dal logopedista.

In questi casi non bisogna avere alcun timore, in quanto un semplice consulto può evitare che tali difficoltà diventino una pesante zavorra.

Difficoltà simili possono infatti impedire al bambino di apprendere ciò che gli viene proposto e tracciare un percorso di vita soddisfacente.

Il percorso formativo del logopedista e le principali aree di intervento

Il logopedista è un professionista sanitario formatosi a livello universitario attraverso la frequentazione del corso di laurea in Logopedia.

Si tratta di una branca della Medicina Riabilitativa, che affronta materie mediche di base come otorinolaringoiatria, anatomia, scienze sociali (pedagogia e psicologia), neurologia, fonetica e linguistica.

La logopedia affronta inoltre materie specifiche appartenenti all’area disciplinare logopedica, tra cui disturbi dello sviluppo del linguaggio nei bambini, disturbi della voce e della pronuncia.

Ma nello specifico quali problemi cura il logopedista?

Balbuzie e disfemia.

Disfonia, ovvero voce debole o rauca.

Disfagia, disturbi della deglutizione e/o dell’alimentazione, causati da traumi, danni neurologici o alterazioni delle strutture della bocca.

Disartria, difficoltà ad articolare le parole provocata da problemi neurologici (paralisi cerebrali infantili, morbo di Parkinson, sclerosi multipla, etc).

Disturbi fonetici (dislalie), ovvero errori di pronuncia.

Disturbi dell’apprendimento, quali difficoltà nella lettura (dislessia), nel fare i conti (discalculia), nel costruire correttamente le frasi, nello scrivere senza commettere errori (disortografia e disgrafia).

Deglutizione atipica.

Disturbi evolutivi del linguaggio.

Disturbi di comunicazione dovuti a sordità.

Difficoltà di linguaggio o comunicazione di origine genetica (sindrome di Down), acquisite in età evolutiva (meningoencefaliti neonatali e prenatali) o in età adulta (demenza, afasia, etc).

Difficoltà di linguaggio e comunicazione nelle persone con autismo.

Difficoltà di linguaggio causate da inadeguatezza socio-culturale.

Difficoltà di linguaggio in soggetti iperattivi con difficoltà di relazione.

Difficoltà di linguaggio causate da multilinguismo.

Logopedia, come e perché aiuta i bambini prematuri

I sintomi di potenziali difficoltà nello sviluppo del linguaggio possono manifestarsi fin dalla prima infanzia.

Più l’intervento del logopedista è tempestivo e più sarà efficace.

I bambini prematuri crescendo possono incontrare alcune difficoltà nel corretto sviluppo del linguaggio e delle funzioni associate.

Per fortuna, la prevenzione può fare tanto, a patto che il trattamento cominci precocemente.

Alla base di queste difficoltà possono esserci disabilità neuro-sensoriali, respiratorie e motorie, in grado di inficiare lo sviluppo delle normali funzionalità del bambino.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Pediatrics ha mostrato come su oltre 4 mila bambini prematuri siano state evidenziate difficoltà nel mantenere l’attenzione, piuttosto che comunicative.

A risentirne di più sono la produzione e la comprensione delle parole, nonché la costruzione grammaticale dei periodi complessi.

In genere, tali difficoltà risultano più evidenti a partire dal secondo anno di scuola primaria, quando aumentano le pressioni relative a una maggior accuratezza della scrittura e a una velocizzazione della lettura.

Queste difficoltà possono essere contenute mediante un intervento logopedico tempestivo, che può coinvolgere anche ulteriori figure, quali l’optometrista, il fisioterapista e lo psicomotricista.

Il logopedista cura soltanto i bambini?

Il logopedista non si prende cura soltanto dei ragazzi in età scolare, ma anche di chi è reduce da una patologia grave, responsabile dell’alterazione delle capacità cognitive o comunicative.

Tra questi figurano i pazienti che hanno subito un ictus, in grado di colpire le aree del cervello adibite alla parola, alla verbalizzazione e alla scrittura.

In base al quadro clinico del paziente, il logopedista propone una terapia tesa a minimizzare o a risolvere le difficoltà riscontrate.

Un’altra condizione frequente che il logopedista può risolvere è la balbuzie, un’interruzione del flusso comunicativo generata da alcuni blocchi involontari.

In genere, la balbuzie compare tra i 2 e i 6 anni d’età, ma può manifestarsi anche più tardi.

Le cause di questo disturbo sono svariate.

I ricercatori hanno svelato una predisposizione genetica e quindi una familiarità con il problema.

Ad esempio, i bambini che hanno parenti di primo grado balbuzienti, hanno maggiori probabilità di sviluppare il disturbo.

Tuttavia, le cause possono essere molteplici e al logopedista spetta identificarne l’origine, in modo da intervenire nella maniera più adeguata.

Dove e come lavora il logopedista?

Il logopedista opera presso cliniche, ambulatori, ospedali, centri di riabilitazione, scuole, asili e strutture speciali dedicate a bambini e adulti con disabilità uditive o del linguaggio.

Il logopedista può lavorare come dipendente, far parte dell’equipe di un centro medico, dedicarsi all’assistenza domiciliare o aprire uno studio privato.

Può anche collaborare con altri professionisti, tra cui medici (soprattutto l’otorinolaringoiatra e il neurologo), fisioterapisti, psicomotricisti, psicologi e terapisti occupazionali.

Ciò consente di garantire un supporto terapeutico coordinato e migliorare la qualità di vita del paziente tramite un approccio olistico.

Ma cosa fa nel dettaglio un logopedista?

Quando lo specialista riceve per la prima volta un paziente, esegue una visita preliminare, durante la quale analizza la cartella clinica e le eventuali prescrizioni del medico.

Quindi, effettua valutazioni orientate a stabilire le necessità del paziente e mette a punto un piano terapeutico.

A seconda delle difficoltà e del quadro clinico, il logopedista può insegnare ad emettere determinati suoni, ad articolare le parole in maniera corretta, a sviluppare e ad usare la muscolatura che consente la deglutizione e la masticazione.

Se le capacità verbali del paziente risultano compromesse, il logopedista può insegnare metodi alternativi di comunicazione, tra cui la lingua Braille e quella dei segni.

È tenuto anche ad educare il paziente e i suoi familiari circa le modalità utili ad affrontare i disturbi rilevati.

Da grande farò…il NUTRIZIONISTA

Il nutrizionista si occupa di molti aspetti della salute associati alla nutrizione ed all'alimentazione.

Quali sono i disturbi più spesso associati all'alimentazione? Esempi di disturbi che traggono beneficio da un'alimentazione mirata sono le magrezze, l'obesità, il diabete, la celiachia etc.

La fondamentale differenza tra dietologo e nutrizionista è che il primo è un medico laureato in Medicina e Chirurgia e successivamente specializzato, dopo altri quattro anni, in Scienze dell'alimentazione

COSA FA IL NUTRIZIONISTA?

E' colui che studia le abitudini alimentari e lo stile di vita del paziente e di eventuali comportamenti della famiglia, per poter elaborare un piano alimentare quanto più possibile facilmente eseguibile dalla persona.

Al momento non esiste una norma dello Stato italiano che riconosce il nutrizionista quale professione sanitaria a sé stante con un percorso di studi ben definito. Infatti con il termine "nutrizionista" si indica una categoria eterogenea di persone "di diversa estrazione professionale medica o biologica" che opera a vario titolo nell'ambito dell'alimentazione. In vari dizionari della lingua italiana troviamo che il nutrizionista è "lo studioso dei problemi della nutrizione; esperto in scienza della nutrizione".

In Italia le tre figure principali che operano nel campo della nutrizione sono: il medico, dietista e il biologo.

COME SI DIVENTA NUTRIZIONISTA?QUALI STUDI SI DEVONO FARE?

Il Medico Nutrizionista è il professionista che ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia e la specializzazione in Scienza dell'alimentazione. In passato il medico specialista in scienza dell’alimentazione veniva definito come “dietologo”.

Il Dietista Nutrizionista è il professionista sanitario, in possesso del titolo abilitante alla professione, competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione ivi compresi gli aspetti educativi e di collaborazione all’attuazione della politiche alimentari, nel rispetto della normativa vigente. Per esercitare la professione di Dietista è necessario essere iscritti all'albo della Federazione nazionale degli Ordini dei Tsrm e delle Pstrp

Il Biologo Nutrizionista ha conseguito una laurea in Biologia con successiva specializzazione o laurea magistrale (Scienza dell'Alimentazione e Nutrizione Umana). La legge prevede la figura del biologo nutrizionista iscritto all'Ordine nazionale dei biologi, che può esercitare autonomamente la professione.

Da grande farò… L’ANIMATORE TURISTICO

L’animatore turistico è la figura professionale che, all’interno di strutture turistiche di vario tipo (villaggi vacanze, alberghi, camping, navi da crociera), si occupa di organizzare e gestire con creatività e fantasia il tempo libero degli ospiti, proponendo attività ricreative, sportive e culturali.

Cosa fa
Cura l’intrattenimento nel tempo libero ed il benessere in generale dei clienti nelle località di soggiorno
Interpreta gli interessi e le aspettative dei clienti
Cerca di favorire la socializzazione e la comunicazione fra le persone
Programma attività ricreative per i vari momenti della giornata
Organizza giochi per bambini
Organizza spettacoli o feste serali
Programma gare e tornei sportivi
Tiene corsi di fitness, nuoto, di wind surf, di acqua-gym, di ballo, e così via, a seconda della specializzazione
Informa i clienti sulle attività in programma ogni giorno

Ogni Animatore, per svolgere il suo lavoro, pur dovendo esibire una grande versatilità, deve possedere una propria “specializzazione” nel mondo dello spettacolo, della musica, dello sport o dell’intrattenimento dell’infanzia. E’ indispensabile possedere buone capacità di adattamento, spirito di collaborazione e resistenza alle tensioni e allo stress, autocontrollo, nonché capacità organizzative.
La categoria professionale degli animatori turistici è riconosciuta dalla Legge quadro per il turismo 217/83, e nel 1993 (dpr 203), ed è stata inquadrata tra i lavoratori dello spettacolo.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di iscrivere il lavoratore all’Ente Nazionale di previdenza.

All’animatore turistico è inoltre richiesto una buona comunicativa e la capacità di stabilire un immediato contatto con gli altri, quella sensibilità che gli consente di entrare in sintonia con le più diverse tipologie di turisti, sia italiani che stranieri.

A ciò segue preferibilmente un temperamento allegro, entusiasmo, spontaneità, creatività e fantasia, dinamismo. Così come è fondamentale una grande disponibilità a spostarsi e viaggiare per lunghi periodi, e non ultima la conoscenza delle lingue straniere, che però non è sempre un requisito indispensabile: ogni tour operator sceglie in modo diverso i propri animatori e molto dipende anche dall’area geografica dove si viene destinati.

Formazione
Per svolgere la professione di animatore turistico è sufficiente possedere la licenza media, tuttavia è preferibile aver conseguito il diploma di scuola superiore e aver maturato qualche esperienza nel mondo dello spettacolo, della grafica, della moda, della musica o dello sport. Alcuni tour operator offrono ai loro futuri dipendenti dei periodi di formazione direttamente sulle località di lavoro.
Può specializzarsi in un campo di animazione: animatore di contatto (orientato principalmente alle pubbliche relazioni), coreografo, scenografo, attore, cantante, cabarettista, organizzatore delle attività sportive, ecc.

Come e dove lavora
L’animatore turistico svolge la sua professione, generalmente come dipendente di tour operator o società/agenzie di animazione, presso strutture ricettive di vario tipo: villaggi turistici, alberghi, camping, navi da crociera e simili. Può anche lavorare mettendosi in proprio, aprendo un’agenzia che offra servizi di animazione.

Da grande farò…il wedding planner

Chi è?

L'organizzatore di matrimoni, meglio conosciuto con la sua definizione in inglese di wedding planner, è una figura professionale che presta alle coppie in procinto di sposarsi ogni genere di consulenza rispetto all'organizzazione del giorno delle nozze.

La figura del wedding planner è nata negli Stati Uniti negli anni 90, ma ormai da oltre un ventennio è sempre più richiesta dalle coppie anche in Italia.

Cosa fa?

Questo professionista si occupa della pianificazione e della gestione dell’evento nuziale in tutti i suoi aspetti. Nello specifico, le sue mansioni principali sono:

-trovare i fornitori;
-preparare l’agenda degli appuntamenti della coppia;
-programmare una timeline della giornata;
-supervisionare e coordinare la regia dell’evento.


All’occorrenza – e se dotati di una buona dose di senso artistico – possono svolgere anche le funzioni di un wedding designer, sviluppando un progetto creativo su misura, utile a delineare lo stile, il mood e i colori al centro del matrimonio.

Per compiere al meglio il suo lavoro, il wedding planner deve avere una profonda conoscenza del mercato, ma anche saper ascoltare le esigenze e le priorità delle coppie, così da avere una visione completa dei loro desideri e aspettative, dando alle nozze il giusto indirizzo.

Quali caratteristiche deve avere un wedding planner?

La prima cosa da dire è che per diventare wedding planner occorrono delle note caratteriali specifiche. Ciò che non può mancare è la creatività perché non è possibile organizzare matrimoni tutti simili tra di loro, e la creatività ovviamente deve essere alimentata. Una seconda nota caratteriale di cui non si può fare a meno se si vuole diventare wedding planner, è la capacità di organizzazione. Un organizzatore di eventi deve essere multitasking, capace di gestire contemporaneamente più aspetti della cerimonia, deve mantenere la calma quando le cose si complicano e ci sono degli intoppi perché la riuscita della cerimonia può dipendere proprio da tale capacità.

Come si diventa wedding planner?

La prima cosa da dire è che non esiste un percorso di formazione e studio obbligatorio per diventare wedding planner, come ad esempio succede nel caso di altre professioni.

Se vuoi condurre studi specifici per riuscire a realizzare il sogno di diventare wedding planner le strade sono molteplici. In primo luogo se sei appena diplomato un'opportunità potrebbe essere il corso di laurea in un settore attinente, ad esempio è possibile frequentare corsi incentrati su Pubbliche Relazioni, Scienze delle Comunicazioni, Marketing. Questo perché è importante riuscire a relazionarsi con gli altri per riuscire a vendere i propri prodotti e convincere i potenziali clienti che chi stanno cercando sei proprio tu. Inoltre avere nozioni di marketing aiuta a vendersi meglio e quindi rendere redditizia la propria attività. Esistono quindi corsi specifici per wedding planner, questi possono essere sia un corso a se stante sia una prosecuzione rispetto agli studi visti prima.

Uno dei corsi più conosciuti in Italia è quello di Enzo Miccio, il più famoso wedding planner italiano. Enzo Miccio tiene diversi corsi che possono essere considerati di base e di approfondimento. Il principale ha una durata di 36 ore, divise in 6 giornate di full immersion. Qui sarà possibile conoscere i segreti di questa professione direttamente da chi è considerato il re dei matrimoni in Italia. Gli argomenti trattati sono molteplici, infatti spazia dal banqueting, catering, marketing, comunicazione, scelta della location, allestimento.

Altri corsi vengono organizzati in tutta Italia dalle scuole di formazione professionale, quindi è bene cercare il percorso giusto cercando di valutare anche i docenti e la loro preparazione.

Molto spesso si opta per corsi per organizzatori di eventi tra i quali ci sono quelli con forte orientazione all'organizzazione di matrimoni.

Assistente di volo

Come diventare assistente di volo: hostess e steward?

La professione dell’Assistente di volo affascina soprattutto chi ama viaggiare. Gli assistenti di volo - che sono spesso chiamati hostess e steward - girano il mondo (almeno nell'immaginario collettivo, mentre in realtà questo accade se si fanno voli a lungo raggio), ma il loro è un lavoro che richiede sacrifici e un forte spirito di adattamento. Prestano servizio nei giorni festivi e al di fuori dei normali orari di lavoro. Sono spesso lontano dai propri affetti e dai propri interessi - anche se possono beneficiare di tre/quattro giorni liberi di seguito, per riprendere le fila della propria vita - , trascorrono lunghi periodi di tempo in un ambiente chiuso, sotto pressione e, qualsiasi cosa accada, sono tenuti a mantenere un grande autocontrollo. Chiaramente, il lavoro dell'hostess o dello steward non è solo sacrificio, ma anche divertimento.

Cosa significa lavorare come hostess e steward?

Significa fare parte del personale addetto ai servizi complementari di bordo, la cosidetta cabin crew - o, meglio ancora, equipaggio di cabina, che differisce dalla condotta, cioè i piloti. Su ogni aeroplano, con ruoli diversi, di solito gli assistenti di volo ricoprono cariche e ruoli differenti:

  • l’assistente capo cabina, detto anche purser, che coordina l’equipaggio e accoglie i passeggeri (questo ultimo compito è assolto assieme a tutto il resto dell'equipaggio)
  • l’assistente di volo e i responsabili di zona, che indicano ai passeggeri i posti da occupare, seguono le operazioni di alloggiamento e scaricamento dei bagagli, aprono e chiudono le porte (che poi vengono armate, cioè preparate per l'evacuazione con scivolo). Durante il viaggio, si occupano dei servizi di bordo quali offerta dei pasti e bevande e vendita di articoli duty free.

Quali sono i compiti dell'assistente di volo?

L’assistente di volo - chiamato anche personale navigante di cabina -  deve controllare e gestire la corretta applicazione delle norme di sicurezza dei passeggeri a bordo degli aerei, a partire dalla verifica delle dotazioni dell’aeromobile prima e dopo ogni volo, per evitare che il velivolo e i suoi occupanti possano essere messi in pericolo.

In caso di emergenza, il personale di cabina è in grado di assistere e fornire primo soccorso medico ai passeggeri e all’equipaggio, di estinguere incendi, di garantire lo svolgimento delle azioni e delle operazioni per una rapida e sicura evacuazione del velivolo. Si tratta di professionisti che godono di un perfetto stato psico-fisico, con un buon equilibrio emotivo e un forte senso pratico e, nei momenti di difficoltà, sono in grado di imporsi riuscendo a essere persuasivi.

Prima della salita in quota dell’aereo, gli assistenti di volo hanno il compito di effettuare una dimostrazione di sicurezza (chiamata in gergo Demoe l’equipaggiamento da utilizzare in caso di situazioni di emergenza e istruiscono i viaggiatori su come comportarsi in tali situazioni. E, ancora, per garantire la sicurezza a bordo indicano le restrizioni in vigore (per i fumatori o per l’utilizzo di apparecchiature elettroniche portatili), le uscite di emergenza e le modalità di utilizzo delle cinture di sicurezza, del giubbotto salvagente e delle maschere di ossigeno.

Durante il volo, hostess e steward si relazionano costantemente con i passeggeri, li mettono a proprio agio, li tranquillizzano, ne interpretano i bisogni e le necessità, assicurando un buon servizio e un alto grado di comfort. L’assistente di volo, quindi, ha una marcata predisposizione ai rapporti interpersonali, un forte spirito collaborativo e una spiccata capacità di adattamento: del resto, oltre ai passeggeri sempre diversi, anche gli altri membri dell’equipaggio e i colleghi cambiano a ogni viaggio.

L’assistente di volo veste l'uniforme e rappresenta la compagnia aerea per cui lavora. Pertanto, mantiene compostezza, presta attenzione al dettaglio, porta a termine scrupolosamente i suoi compiti. Svolge l’attività come dipendente di aziende di trasporto aereo italiane o straniere su voli a medio e lungo raggio, molto spesso con contratti part time o a tempo determinato, attivati per far fronte alle emergenze stagionali.

Da grande farò…il COMUNICATORE SOCIALE

CHI E’?

Il comunicatore sociale è la figura professionale che si occupa di progettare e realizzare campagne di comunicazione su temi di pubblica utilità per sensibilizzare l’opinione pubblica.

COSA FA?

  • Definisce il messaggio della campagna e individua i destinatari
  • Identifica il budget a sua disposizione per la realizzazione della campagna
  • Progetta la campagna di comunicazione definendone le strategie e i mezzi
  • Gestisce le risorse finanziarie secondo quanto definito dal piano di comunicazione
  • Individua le istituzioni da coinvolgere e le alleanze da creare o da rafforzare
  • Si relaziona con tutte le professionalità che collaborano alla realizzazione della campagna, coordinando il loro operato
  • Organizza eventi a supporto della campagna
  • Monitora l’impatto che la campagna ha avuto sui destinatari
  • Predispone un piano di verifica sull’impatto della comunicazione sociale sul comportamento sociale atteso (es. per una campagna per la donazione del sangue, verifica quante persone in più, dopo l’azione di comunicazione sociale, decidono di diventare donatori di sangue)
  • Analizza il contesto sociale di riferimento

FORMAZIONE

Per svolgere la professione di comunicatore sociale è necessario possedere un diploma di scuola superiore di tipo umanistico, ma è preferibile una laurea in Scienze della comunicazione (Classe L-20) oppure nel campo specifico del settore in cui opera (es. ambientale, sanitario, no profit, ecc.).

COME E DOVE LAVORA

Il comunicatore sociale svolge la sua professione, generalmente come dipendente, presso organizzazioni no profit, cooperative sociali e enti pubblici; può anche lavorare in modo autonomo, in qualità di consulente esterno.  

Da grande farò…L’ERBORISTA

Cosa fa l’erborista?

L’erborista  è un venditore al dettaglio che ascolta la richiesta del cliente, consiglia il preparato piu adatto e dà indicazioni sulle modalita di utilizzo. Prepara inoltre miscele di erbe per tisane, infusi, sciroppi, pastiglie e pomate a scopo salutistico, cosmetico o alimentare, ma non terapeutico. L’applicazione terapeutica dei prodotti officinali è infatti l’ambito specifico del fitoterapeuta, che è prima di tutto un farmacista).

Il mestiere dell'erborista in senso stretto è la capacità di identificare, raccogliere, trasformare e conservare le piante medicinali, nel rispetto delle norme vigenti. Deve poter contare su solide conoscenze botaniche ed ecologiche.
Nelle aziende agrarie specializzate l’erborista lavora come tecnico della coltivazione di piante medicinali e aromatiche, ne segue la produzione, occupandosi della scelta dei metodi colturali più opportuni, della selezione genetica delle colture e delle analisi di controllo per la valutazione della qualità dei principi attivi.
All’interno di un’azienda di prodotti vegetali, lavora come operatore per la trasformazione di piante officinali e aromatiche in derivati erboristici, alimentari e cosmetici.

Come si diventa erborista?

L’erborista può operare come dipendente di imprese del settore o come titolare di un esercizio commerciale. In quest’ultimo caso si distingue fra chi vende prodotti confezionati e chi invece li miscela: per il primo servono gli stessi requisiti richiesti a chi commercia in prodotti alimentari; per il secondo è obbligatoria la laurea triennale.

Per poter conseguire questo titolo professionale è necessario seguire degli appositi corsi di studio universitari. Per diventare un vero e proprio erborista – abilitato non solo a commercializzare, ma anche anche preparare e poi vendere miscele di erbe – è infatti necessaria una laurea.

La laurea triennale per operare da erborista professionista può essere conseguita in Tecniche erboristiche o Scienze erboristiche e tecniche della salute oppure in Scienze e tecnologie dei prodotti erboristici, dietetici e cosmetici: indirizzi presenti in alcune facoltà di Farmacia oppure di Chimica e tecnologie farmaceutiche o anche di Agraria.